con un terrore di ubriaco

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.
Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
Eugenio Montale


mi accosto alle parole col tremore
di chi porta tra le braccia
un bambino appena nato, col timore
che mi cadano, la riluttanza
per tutte quelle rughe – quando si dice
che invecchiando si ritorna allo stato
primordiale, vale
_______________anche il contrario-
il volto livido, gli occhi (ancora d’acqua)
e la paura di non conoscerle, la pelle
rossa dallo sforzo, i varchi duri a cedere
per tutte le volte che le ho credute
mie. e non sapevo niente

marzo2011
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