mi avvio alla Pasqua come a una finestra

Mi avvio alla Pasqua come a una finestra
aperta, il quinto piano oscillante di vertigini
Si dice sia antisismico questo dondolio
capace di non cedere alle fratture della terra,
che si piega e non si spezza. E sarà così
anche la mia fede?

Immolo alla figura d’un cristo, alle due travi
ortogonali il mio credo, anche se talvolta è
così distante. Lo metto in mezzo alla fune
che le tiene unite, lo stringo fino a soffocare
Vorrei saper dire che il nostro amore
è un ciocco del legno migliore che la fune
non lo segnerà fino alla resurrezione,
ma se da un mostro nasce un altro mostro, allora
è un ciocco parlante: un pinocchio
senza coscienza e la balena che l’inghiotte

(Il mio palazzo trema e si crepa sotto i colpi
Ho una finestra aperta, i vetri sbattono)

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Questa voce è stata pubblicata in 2011, introspezione, le mie poesie e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a mi avvio alla Pasqua come a una finestra

  1. federicavolpe ha detto:

    come sai è una fatica condivisa che mi hai tolto eppure dato…
    riesco a sentirla dentro fino alle radici.
    : *
    Fede

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