la metrica dei finestrini di sabbia

si vede che i legami si stringono
come granelli di sabbia
ai polpacci, quando soffia il vento

non è l’ombra d’un ago a scalfire
la persistenza ostinata del corpo
ma sembra quasi un ciglio caduto
ai bordi della bocca, nei non detti
tra i buchi di schiuma in cui s’infila
il sole “dobbiamo vederci
consumarci dentro le ossa, perché
solo il vuoto ci rende un posto all’impiedi
stretti come in metrò, nel passaggio
dal buio alla luce” e a restare negli occhi
è solo un passo di fune

luglio 2011
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