epistola XIII dell’addio


  ad A. che nelle stelle mi guarda

ti ricordi il rumore dei tetti
deserti, sbattuti dalla pioggia
che bucava ciotole di abbracci
avanzi lasciati sui muri
a prendere vento?

l’odore salmastro dei pini teneva
segreti di resina e cuori di malasorte
e gli oleandri a raccogliere acqua
da disfare poi tra le mani
_______________come sui volti

ed eravamo, nei pomeriggi passati
fuori stagione, coi piedi zuppi
aspettando che tornasse bello. le tempeste
in agosto vanno via veloci
di corsa. la casa aspettava
col cambio asciutto, le mamme
in ansia. i sellini umidi

scusa se ti tengo così, fermo
in un giorno piovoso. mi anticipo
d’un mese appena e qualche anno
sostituendo al peso del vuoto
un filo di verde. l’incastro dei raggi

settembre 2010
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