vorrei sostare in un silenzio infinito

(rumore)

 

da un momento all’altro soccomberà il cielo
e ti vedrò cadere da una crepa
sotto questa cappa di vetro

*

cerco la nitidezza dell’immagine
la purezza del suono, il bruciore
che comporta farsi scavare dal sale
ma i grumi si sciolgono, prima o poi si assottigliano
come l’ombra nel mezzogiorno

ed io verrò un giorno tra i corridoi bianchi
con una rosa bianca a sorriderti
non la potrò posare. te la porterò a vedere
leggendoti ancora una lettera consumata
nelle mani, coi residui epiteliali da studiare
di me di noi di quel che resta
sentendoti addosso, paramento di luce
—————- —————–[tramontina

*

Caro amico, non squilla più il telefono
alle 7.20 del mattino per spaventarmi
tuttavia mi sveglio confusa, rimestando
scene di un telefilm nel mortaio
della vita vera. ho nelle mani il sangue
gli aloni su un asfalto mai pestato
e nelle orecchie l’urlo soffocato
d’una voce lontana. da quando fu
il temporale che mi investe
Orione non smette di scrutarmi

*

ho una foto stampata in memoria
la vedo precisa, meglio che sulla grana
spessa della carta
resta l’inconsistenza più del male
perduto, più del mare e del fiume
che si mancano di un metro
e la luce che sfonda il quadro
è un’onda soltanto

 

agosto – settembre 2011

 

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