come colonne

 

 

per giocare a nascondino basta un portico
una piazza e forse qualche macchina
accucciarsi tra le ruote per sondare il campo
dagli specchietti laterali

gli ho detto di noi, della nostra porta azzurra
che compare quando la chiamiamo, gli ho detto
che la maniglia sembra arrugginita ma si apre
e noi due siamo colonne legate a nodo doppio
con la porta
che a nascondersi basta sfruttare i coni d’ombra

e dovrei dirgli ancora che dietro la porta c’è un campo
di grano sempre maturo, una quercia ed un fiume
cura-ferite ma preferisco pensi che siamo a distanza
ferme nel marmo del porticato

Lasciare un mistero, un segreto nostro e un biglietto
di viaggio tra i sassi e le spighe

 

 

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Questa voce è stata pubblicata in 2011, dedicata, le mie poesie. Contrassegna il permalink.

Una risposta a come colonne

  1. ciprea ha detto:

    anche le colonne sospirano di sogni e visioni, le certezze inamovibili che lievitano amicizia, gioco, amore… è una bella sensazione… e il mistero aggiunge sale…
    un abbraccio

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