scandagliammo a poco a poco ogni antro nascosto. la nostra mente è un armadio  profondissimo in cui perdersi. talvolta, un labirinto dal quale è difficile uscire. ma quella notte, il ticchettio plastico e molleggiato delle tastiere ci consentì di quadrare il cerchio, di raggiungere l’uscita dalla stessa porta per la quale eravamo entrati. percorremmo due strade distinte, ma vicine, ci chiamammo a gran voce per avere compagnia, tra le spesse pareti d’edera che facevano da gabbia.
se giacere è un desiderio della carne, noi giacemmo di pensiero puro: lontani gli occhi, lontane le mani, lontana ogni parte del corpo.

il dondolarsi inquieto d’un’entità metafisica ci condusse alla gioia.

 

cose vecchie e ritrovate
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