transizioni – parte2

VII
così ti chiamo a vuoto – a volte
nell’urlo muto che forse arriva come vibrazione
ti trema l’occhio forse
o hai una piccola ceduta alle ginocchia
se sapessi, se sapessi come si scompone
il tuo nome nel cielo compatto di questo strano mese
sfilacciato – tessuto liso dal tempo
che resta a brandelli – trasparente quasi
e invece di proteggere denuda
VIII
sono invecchiate senza perdere di smalto
le vele gialle e blu – bipedi sull’acqua
di ogni tempo – e quando se ne andranno
saremo andati tutti
allora bacio il mare
– rinnovo il battesimo a ogni arrivo-
e quando l’amore mi dirà
d’essere sparito, brucerà le labbra
Agosto, che s’affaccia immoto da sotto
l’ombrellone, ha giorni brevi e giorni
lunghi. domani – presto – finirà
portando il conto di perdite e conquiste
IX
una pioggia gialla veste le strade
e la prima nebbia – sulla laguna
ridona il passato alle pietre. oggi
negli archi bizantini di una notte
qualunque filtra suono di fiati
appannati i fasti, la città vera
è deserta, ha conchiglie tra i denti
se avessi ancora una sola parola
la donerei a te, malinconica signora
ma è un’ombra negli occhi quella che ti guarda
una carezza di dita salmastre
X
si porta avanti il decimo dell’anno
come un tramonto lungo, raccoglie
mani gialle cadute nell’ombra del vento
e forse un giorno raccoglierà anche
i semi da mettere a dimora, toglierà
bulbi dalla terra per conservarli al caldo
________________ibernare vite
e allora troveremo la vecchia estate
e i colori sgargianti dei fiori
all’anno nuovo
XI
ritorni come l’inverno sulle strade, all’alba
mi rovisti il freddo sulle gambe. ti sollevi
come vapore dalle labbra e canti novembre
insieme ai morti
cerco ancora di espiare la mancanza, elaboro
questo lutto. mai una fascia m’ha coperto
gli occhi mai – nemmeno – mi ha riportato te
XII
si ravvisava quell’acredine di pini
tra bucce e mandarini ancora integri
scaldare come al fuoco di un colore rosso
e si faceva buio
la punta sul tallone a scardinare via le pietre
di un giorno passato tra suola e pianta
quando sotto l’arco si sta fermi al gelo
si faceva buio, le luci
scomposte in prismi d’acqua e brividi
e Natale, appeso all’ultimo camino
fumava come un lago artificiale
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