Il Scravasso

Ho sempre romanticamente amato i temporali, soprattutto quelli estivi, ma da quando sono arrivata a Treviso, ho imparato che non sono uguali in ogni luogo. So riconoscerlo al mare, quando dall’acqua vedo arrivare di gran carriera i nuvoloni neri da dietro le colline aride e gialle e, con una sorta di sesto senso, riesco spesso a definire se arriverà o meno il temporale. E ora ho imparato a riconoscerne la voce anche qui.
Ieri sera, leggendo “Sillabario veneto – viaggio sentimentale tra le parole venete” di Paolo Malaguti (Santi Quaranta Ed.), mi sono imbattuta nella definizione altissima e poeticissima della parola “scravasso”.
Ecco, non so se si possa fare, ma ve ne riporto qui il brano, al quale ho fatto alcune sottrazioni perchè troppo lungo, lasciandone solo la parte più bella, a mio parere.
Quindi, se amate i temporali anche voi, se siete della pianura o se avete una velata malinconia da coltivare e 10 minuti da dedicare, questa è la mattinata giusta…

temporalestivo

foto da web

È il primo pomeriggio di un giorno di luglio. La mattina è stata serena, il caldo pesante, ma non prepotente. Non c’è vento. Solo lievi refoli che nascono e muoiono in poche decine di metri di corsa tranquilla. La campagna è affogata in una nebbiolina bassa e appena percettibile, che deforma l’orizzonte, e piega la volontà. Altissimi getti d’acqua irrorano i campi di granturco. È l’unico rumore, oltre al frenetico frinire di cicale. L’acqua che la pompa, ad ogni giro, fa arrivare in piccola parte sulla stradella che costeggia il campo, evapora subito a contatto con l’asfalto rovente. Si sente un po’ di freschin.
In campagna le case sembrano dipinti dei macchiaioli, immobili e vigorose, pura luce e ombre violente. Nessuno per la strada. Un paese di morti. Montale godeva di spazi e geografie troppo nitide, precise, acuminate, taglienti. Nella nostra pianura non avrebbe potuto scrivere “Meriggiare pallido e assorto”.
L’aria ristagna, l’umidità, che viene dalla terra che sembra secca, a che è pur sempre umida, grava sulla pelle, annega la ragione nelle gocce di sudore che imperlano la fronte anche solo a stare distesi a letto. Il sole sembra inchiodato lì sopra, grande il doppio del normale e le ombre sono delle macchie scure sotto ai nostri piedi, tutto è solo e solamente ciò che è, non vi sono prospettive e chiaroscuri.
Poi, non si sa come e dove, l’aria cambia, si addensa in una foschia appena più torbida, che sommerge il sole in un’aura ferrigna, e rende i muri e l’erba nei giardini per un attimo come allucinati, sospesi tra il sole e l’ombra, incerti in un cromatismo inesistente di fatto, perché appena l’occhio lo registra, già è scomparso.
Il temporale spesso nasce così, non arriva dall’orizzonte come una cavalcata di nubi nere, ma è come trasudato dalla terra stessa, si condensa sulle nostre teste, non lascia spazio di fuga, margine di ragionamento. È tutta l’aria che diventa improvvisamente scura, violacea.
Ma non c’è ancora vento, anzi, ora è tutto definitivamente immoto, come se le energie della terra e dell’aria si concentrassero per l’ormai prossima deflagrazione. Lo si capisce dal modo in cui ora si sentono le cicale. È come se fossero gli unici esseri viventi rimasti sulla terra, non si sente nient’altro.
Poi di solito in lontananza si avverte un brontolio, un bubbolio. Ma non è ancora detto che il temporale si sfoghi. Può essere spesso che il nembo si sciolga, collassi come un castello di carte e si sfilacci in un nulla di fatto, per lasciare spazio a un pomeriggio più luminoso e fresco, anche senza pioggia. Però, se arriva una folata di vento teso e forte, allora vuol dire che pioverà e che forse da qualche parte, in altre campagne, sta già piovendo.
La raffica coglie impreparati tutti, i campi, le case, gli uomini, gli animali. Tacciono finalmente le cicale, impaurite, sospese a rami e foglie che ora tremano e vibrano, come avessero trovato nuova, imprevista, vita. Le imposte sbattono, le finestre cigolano, le tende svolazzano come vele bianche di navi lasciate a se stesse nel grande mare verde della campagna percossa dal fortunale.
È una splendida ouverture, un montare di volumi e di strumenti, un crescendo trionfale di colori tetri, di suoni sinistri, ma il scravasso ancora non si vede: lui, il protagonista, aspetta dietro le quinte.
Come in un formicaio molestato da un bastone, improvvisamente gli uomini, le donne, escono, correndo, chi per raccogliere la biancheria stesa, chi per stendere un telo sull’orto, chi per assicurare le mille superfici mobili dalle raffiche sempre più tese, che ora sollevano polvere dalle strade asciutte e dai viottoli aridi.

Una volta, non so adesso, si sarebbero potuti vedere certi veci scrutare il cielo, annusare l’aria, studiare la forma delle nubi, come aruspici o auguri, per capire se fosse tempesta quella che si nascondeva dietro la cortina del cielo. […] oggi questo non capita più, o forse capita solo molto meno frequentemente. Ma il scravasso è rimasto lo stesso. In pianura è difficile vederlo arrivare. Lo percepisci che già ti è sopra, e lo vedi dalle pesanti gocce che si stampano, circonferenze scure, quasi nere, sulla terra, sull’asfalto. E poi non è più lo stesso paesaggio, ma è tutto scravasso, una muraglia d’acqua pesante e uguale, frenetica ma non troppo violenta, tutto sommato, che bagna e irrora e batte le foglie dei platani, e le gocce si vaporizzano in un’unica polvere d’acqua policroma, […].
In pianura, in campagna, il scravasso è pienamente se stesso. Scompare così come è venuto. Qualcuno chiude i rubinetti ai piani alti e non c’è più nemmeno un lento gocciolare, semplicemente il cielo si riapre, ma di un azzurro più nitido e pulito, e le strade brillano di splendide pozzanghere d’oro e d’argento, l’orto appare imperlato di mille collane di sfere cristalline, gli alberi ondeggiano, come più felici, più liberi, sgravati dall’opprimente calura immobile di pochi minuti prima. È questione di un istante solo, il momento dell’incontro, del primo amplesso tra il sole e la campagna bagnata, e tutto brilla e freme.
Poi le cose cambiano immediatamente, la terra beve avida, lasciando solo poche gore di fango, le foglie si sgorlano di dosso quegli ornamenti forse troppo sfarzosi, il sublime contrasto tra la luce del sole rinato e le nubi plumbee si smorza, mano a mano che queste scompaiono così come son venute, riassorbite nel nulla di un’atmosfera più fresca e pulita. […]
C’è però un unico scravasso, che di solito può passare inosservato, ma che, tra tutti, si veste di sembianze malinconiche. È il scravasso di fine agosto, che però può arrivare anche ai primi di settembre. […]

Come in molte cose della vita, forse in tutte, durante quell’ultimo scravasso capisci che dopo l’estate non sarà più la stessa e, in ultima analisi, non ci sarà più un’estate per un altro anno intero. Si guarda piovere dalla finestra e l’acqua scende come tante altre volte, ma quelle gocce portano via il sole, il calore, il turgore della frutta, la pienezza degli orti, l’aria aperta, le fughe, le speranze, la solitudine ingenua e ricercata dell’infanzia.
Quest’ultimo scravasso è come tanti amori. Ci stai dentro superficialmente, li vivi come se dopo, tanto, ce ne dovessero essere all’infinito. E non capisci che quell’amore, se finirà, non tornerà più e rappresenterà una perdita. E per quanti possano essere i nuovi inizi, quell’amore, malvissuto, pieno di errori, di meschinità, resterà nel cumulo, più grande giorno dopo giorno, delle cose perse per sempre.
Per fortuna l’incoscienza è un valido aiuto contro gli errori dell’uomo e le sottili ingiustizie del tempo, e così quell’ultimo scravasso scivola via, inosservato, gratuito, e l’autunno arriva senza nemmeno, il più delle volte, essere distinto dall’estate.

Se solo avessi prestato maggiore attenzione all’ultimo scravasso.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in post it, Senza categoria e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...