Ho sfiorato le mani e una pioggia sottile
poteva essere la voce di un cuore
provenire dal fondo di una maschera.
Venezia sta distesa sulla nebbia
galleggia sul torpore estivo dell’abbaglio
d’oro nei mosaici, nelle carene delle gondole.
Sto a prua, la guardo tutta, quest’isola
che ha la forma di un pesce
e potrei innamorarmi oggi
di questa bocca da Joker di questo eterno
sfuggire di questo lampo che passa
dalle nuvole al sole.
Dirà di non scherzare, si trincererà dietro l’albore
di un giorno qualunque sperso in mare
e ritirando le reti perderà il suo guscio molle
nel pugno che si apre alla sorpresa.

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