Linda

Linda era seduta sul lembo stretto del davanzale, gambe raccolte al seno, sguardo perso oltre la strada trafficata, già oltre il lungo percorso della litoranea, oltre i passanti con le borse pesanti di asciugamani stopposi di sale, creme solari, secchielli e bambini inchiodati alle gambe, già oltre i bagnanti, la striscia sabbiosa, perfino oltre la fascia azzurra puntinata di teste gioiose a mollo, per scollarsi di dosso l’arsura di luglio. Linda era Oltre. Pensava all’ultima conversazione con Faraway, la sera prima, all’ultimo viaggio metafisico.
Con lui succedeva sempre così, che si staccava dal corpo per diventare semplice ticchettio, insieme di parole quasi sconnesse, le avesse lette qualcuno, ma per lei, per loro due –credeva sognante- erano un codice per accedere alla stanza della non materia e passeggiare di notte sui lidi deserti dell’anima.
Sì, Linda sognava. Sognava che un giorno, quel mare inconsistente si sarebbe materializzato ai suoi occhi, sotto i suoi piedi e avrebbe camminato sulle acque, mano nella mano, lontano da qui, come prometteva il nick invitante della su anima affine. Quanti bellissimi viaggi, insieme… eppure, chi era quell’uomo lei non lo sapeva. Le bastava conoscere le sue parole, nella certezza che fossero vere. Se poi fosse stato alto basso, magro grasso, biondo bruno, tutto ciò non aveva alcuna importanza, men che meno ne avrebbe avuta la sua posizione sociale che tanto interessava alle femmine in cerca delle sue colleghe, per le quali il conto in banca era il biglietto d’ingresso per il loro corpo sudato di umori e che la definivano un’illusa. Lei, le disprezzava profondamente.
Ma oggi, nell’arsura soffocante dell’estate appena iniziata, aveva una gran sete. Desiderava… aveva bisogno di bere alla fonte del vero, dissetarsi della luce che, così come il suo nome, dichiarava la trasparenza accecante dell’amore.  Allungò il braccio fino alla scrivania sotto di lei per prendere il piccolo netbook, suo compagno inseparabile e veicolo per le sue emozioni e per i suoi viaggi.
Come può esserci vero amore, se non c’è verità? Furono le uniche parole digitate veloci sulla tastiera candida.
Non pensò nemmeno se fosse opportuno, prima di cliccare su INVIO.
La mail partì rapida e leggera come un soffio, verso destinazioni che, suo malgrado, le erano ignote. Chiuse il portatile, indossò un costume e si guardò di sfuggita allo specchio, il tempo di vedere una ciocca dei suoi capelli mossi ammiccare in un sorriso. Meritava di correre con piedi veri, lei, Linda com’era.
Afferrò il telo rosso e il mondo dei bit fu le finalmente alle spalle.
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